Voglio giocare così: senza psicofarmaci

Associazione Onlus per i diritti umani

Associazione onlus per i diritti violati

COMUNICATO STAMPA

19/05/2008

FIRENZE – Non c’è pace per Montedomini.

La conosciuta istituzione cittadina, circa un anno  fa al centro di furiose polemiche dopo  le denunce che l’associazione per i diritti umani inviolabili avanzò sullo stato igienico sanitario della struttura e in particolare della mensa, torna ad essere oggetto di serie critiche da parte di alcuni ospiti.

Questa volta, il focus della protesta è la carenza di personale che affligge le sezioni Ambra e Rubino, dove vengono ricoverati cittadini in grosse difficoltà sia economiche che fisiche. “La maggioranza di noi è portatore di disabilità – spiega un utente – e perciò necessita sia di una sorveglianza attenta, sia di un’assisenza medica particolarmente qualificata”. Ebbene, per circa i 40 ospiti delle due sezioni, il sevizio notturno consiste di due persone: un infermiere e un oss, vale a dire un operatore socio-assistenziale. “Se succede, come è possibile, che ci si senta male in due o tre – continuano gli ospiti – il servizio è praticamente bloccato: non esiste neppure la possibilità che tutti possiamo usufruire di una prima, e urgente, assistenza.

Non vorremmo che questo porti a scegliere chi assistere subito, e chi lasciare a un secondo momento”. Del resto, dei casi allarmanti sono già successi, nella sezione Ambra, e tutti riguardano ospiti che solo dietro l’insistenza di famigliari o assistenti (badanti) hanno avuto adeguato trattamento, anche con ricovero in ospedale. Ma la mancanza di personale si riverbera non solo nella clamorosa assenza di assistenza adeguata a livello sanitario, ma anche nella mancanza di ogni controllo e filtro per quanto riguarda le ore notturne. “Qui siamo in tanti a non potere muoverci in modo autonomo – si lamentano  gli utenti – se qualcuno entra, fruga nelle nostre cose o peggio, siamo assolutamente alla sua mercè”. Il motivo di questa carenza? Gli ospiti delle due sezioni lo spiegano così: “La cooperativa che si occupa del servizio, Agorà, ha dovuto operare dei tagli al personale per diminuire i costi. E il risultato è questo che vediamo, e subiamo ogni giorno”.

Inoltre, serpeggia anche la paura di apparire: qualcuno, che ha denunciato per primo le condizioni della mensa, facendo intervenire l’associazione, avrebbe subito una serie di “punizioni” da parte della dirigenza aziendale. Del resto, la situazione degli ospiti di Ambra e Rubino è sostenuta per una piccola parte da un pagamento del privato, commisurato al reddito, dall’altro da soldi pubblici. E le carenze sono spesso tali da costringere le famiglie ad aggiungere altri denari per assicurare ai propri cari un minimo di assistenza: “Certo, ho dovuto pagare una donna che assistesse mia madre a pranzo – spiega una signora, la cui madre è ricoverata nella sezione Ambra – il rischio che si corre è che il tuo congiunto, se non autonomo, venga semplicemente saltato, e resti a stomaco vuoto”.

IL PRESIDENTE
Antonina Triolo


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